Storia della fonderia in epoca moderna

Storia della fonderia in epoca moderna

La fusione è la maniera utilizzata per sciogliere materiali preziosi o meno come oro, argento, rame e qualsiasi altro metallo. Questa avviene tramite l’esposizione a una temperatura molto elevata, che cambia però a seconda del materiale destinato a fusione.Il primo documento ufficiale in cui si parlava di tecniche di fusione e di fonderie è datato 22 agosto 1584 e attestava la richiesta da parte del governo spagnolo di creare nuove fonderie nelle colonie situate nel Nuovo Mondo.

Proprio per questa ragione, diversi anni dopo, sono state ritrovate nella bassa California rovine di fonderie specializzate nella fusione di piombo e argento. Questo è stato probabilmente causa della forte contaminazione europea che le tecniche fondiarie utilizzate negli Stati Uniti hanno subito almeno fino alla fine del diciannovesimo secolo.

L’introduzione del carbone e le nuove scoperte scientifiche

Nel 1750 ci fu una scoperta che rivoluzionò completamente le tecniche di fusione. Per la prima volta infatti, nel processo fu utilizzato il carbone come combustibile. Quest’innovazione di metodo prese ben presto piede sia in Europa sia nelle Americhe, tant’è che nel 1830 la quasi totalità delle fonderie utilizzava carbone antracite e nel 1860 vennero fatti ulteriori progressi che avvicinarono le fonderie a quello che sono oggi.

Tuttavia, non è possibile paragonare le fonderie di allora con quelle odierne, poiché, nel diciannovesimo secolo, l’epoca dei miglioramenti ai processi metallurgici e chimici era alle fasi primordiali. Fattore decisivo fu la costruzione da parte di un professore di chimica, Nathaniel P. Hill, di una nuova fonderia Blackhawk, nel 1867. Il suo successore, Richard Pearce, fu colui che più di tutti promosse l’introduzione di nuove metodologie e nuove tecnologie e in un ulteriore stabilimento avviò la fusione di metalli di rame attraverso forni di riverbero, in gardo di dispensare calore sui materiali trattati dal tetto.

Altro personaggio chiave della trasformazione del processo di fusione fu un ingegnere minerario di formazione europea ma di cittadinanza statunitense, August R. Meyer. Nel 1877, Meyer stabilì che i materiali fino a quel momento ritenuti argento erano in realtà carbonati argento-piombo.

L’introduzione di forni più grandi e fusioni tra società

Determinante nel miglioramento dei processi di lavorazione fu anche l’introduzione di forni sensibilmente più grandi. La fonderia di Blackhawk era infatti solo in possesso di piccoli forni e non era più in grado di soddisfare l’elevate richiesta di fusione. Nel 1888 Meyer Guggenheim, che l’anno precedente aveva acquisito alcune miniere nei pressi di Leadville intuì che avrebbe avuto maggiori profitti se avesse fuso i materiali raccolti. Di conseguenza, costruì lo smelter di Filadelfia a Pueblo, con 6 fornaci, ognuna capace di contenere circa 60 tonnellate di minerali.

Questo fu un vero e proprio punto di partenza per l’industria mineraria e il successo di questo stabilimento provocò una rapida diffusione di ulteriori fornaci in tutto il territorio degli Stati Uniti. Agli inizi del ‘900 la concorrenza divenne veramente spietata molte società, per sopravvivere, furono costrette a fondersi con le rivali. Una delle più importanti, l’American Smelting and Refining Company riunì 18 tra le più importanti società di fusione degli Stati Uniti e poco tempo dopo, nel 1901, la società fondata anni prima da Meyer Guggenheim, ormai sotto la guida del maggiore dei figli, si unì al trust, ponendo come condizione di esserne a capo.

Le fonderie oggi

Dall’inizio del scolo scorso a oggi, le fonderie si sono continuamente rinnovate e hanno introdotto metodi di lavorazione ancor più sofisticati. L’europa è stata protagonista della nascita di moltissime fonderie, forse anche grazie alle violente guerre della prima metà del ‘900. Il nostro paese non fa eccezione e rappresenta al giorno d’oggi uno dei paesi europei e mondiali con più fonderie. Tra queste, è impossibile non citare www.fonderiagaibotti.com, da svariati anni ormai assoluta protagonista dell’industria fondiaria italiana.